「 Versione recensita: Xbox Series X 」
Digimon Story: Time Stranger è il nuovo capitolo principale della serie Digimon, rilasciato lo scorso ottobre su PS5, Xbox Series X|S, e PC tramite Steam.
Nonostante ci siano piccoli riferimenti ai suoi due “predecessori”, ossia Cyber Sleuth e Hacker’s Memory, non è affatto necessario giocare questi ultimi per apprezzare il nuovo titolo.
Si tratta di un classico JRPG a turni, con un vasto mondo da esplorare (purtroppo non open-map) e centinaia di Digimon che lo abitano, numerose missioni secondarie, e potenziamenti da sbloccare per il proprio personaggio.
Ho totalizzato circa 25~30 ore di gioco, completando anche tutte le missioni secondarie.
La maggior parte di esse vengono sbloccate automaticamente alla fine del gioco, quindi è sicuramente possibile completare la storia principale in un tempo minore, se lo si desidera.
Su Xbox Series X|S, come su PS5, il gioco è limitato a 30 FPS e senza opzioni grafiche selezionabili.
Personalmente, consiglio di aumentare la luminosità, perché le ambientazioni sono più buie del necessario.
La recensione non contiene spoiler oltre le prime ore di gioco.
Trama e ambientazione.

Il gioco è ambientato in due mondi: il mondo reale e il mondo digitale, noto anche come Iliad.
L’avventura inizia nel mondo reale, dove l’agente Yuki (il/la protagonista) dell’organizzazione segreta ADAMAS incontra una strana ragazza chiamata Inori Misono. Durante lo scontro tra due potenti forze, il personaggio principale si ritrova improvvisamente nell’anno 2020: otto anni nel passato.
Da quel momento, guidata da un collega di ADAMAS sopravvissuto, il suo obbiettivo diventa prevenire quello che sarebbe poi stato definito l’Inferno di Shinjuku, ossia la conseguenza dello scontro apocalittico che sarebbe accaduto otto anni dopo.
Nel passato si imbatte nuovamente in Inori, che però non ricorda l’agente, e la soccorre dalle fogne di Shinjuku infestate di Digimon: un fenomeno sempre più presente a causa dell’apertura di misteriosi portali verso il mondo reale.
Inori si affeziona a un particolare Elecmon, che successivamente si digievolve in Aegiomon per proteggerla da un attacco nemico. Un giorno, i tre finiscono per esplorare più a fondo le fogne di Shinjuku, e dopo aver sconfitto un nemico, si apre un portale verso il mondo digitale, dal quale però non riescono a tornare a casa.
Qual è il legame tra i mondi? Cosa ha scatenato l’Inferno di Shinjuku? E soprattutto… riusciranno Inori e l’agente Yuki a fare ritorno? A queste domande sarà possibile rispondere solo giocando!
Soggettivamente:

Trovo che Digimon Story: Time Stranger inizi in modo piuttosto lento, anche in confronto ad altri JRPG, ma tutto cambia una volta entrati nel mondo digitale.
La premessa mi è piaciuta molto, essendo anche una grande fan delle storie con viaggi nel tempo.
La storia è molto più curata dei personaggi, tuttavia, che invece rimangono piuttosto statici e raramente mostrano veri cambiamenti, o vengono approfonditi oltre le prime ore di gioco.
Inori, in particolare, è valorizzata pochissimo: rimane un personaggio passivo che non contribuisce mai attivamente alla storia, nonostante venga presentata come una figura centrale.
Inizialmente, ero incerta su quanto avrei dovuto rivelare della trama, ma il mondo digitale è un elemento così centrale del gioco che mi risulta impossibile da ignorare, nonostante non sia possibile visitarlo a inizio gioco.
Si tratta di un gioco pieno di contenuti, e vorrei anche discutere di ciò che avviene nella seconda metà del gioco, ma temo di entrare troppo nel territorio degli spoiler.
Alcuni colpi di scena inaspettati mi hanno davvero colpita, e talvolta anche alcuni che avevo già previsto!
Sono stata particolarmente scioccata da uno questi, che viene svelato solo verso la fine del gioco.
A mio parere, vale la pena giocarlo solo per quello, ma è solo la mia opinione.
Nonostante il titolo “Time Stranger“, i viaggi nel tempo sono sorprendentemente limitati.
Non solo: a volte il gioco presenta problemi che sarebbero risolvibili proprio con un viaggio nel tempo, ma esso ignora completamente questa possibilità.
Ci sono situazioni anche fastidiose e purtroppo obbligatorie, ad esempio in un luogo in cui è possibile addentrarsi solamente teletrasportandosi… e la destinazione non è mai chiara al primo tentativo.
Mi vengono anche in mente contraddizioni che non vengono mai spiegate, e certe scelte narrative che non ho per niente apprezzato, ma si tratta di pochi momenti in tantissime ore di gioco.
Tolte queste “anomalie”, la storia mi è piaciuta parecchio ed è della giusta durata, anche se avrei preferito che le azioni (o inazioni) nella storia principale avessero conseguenze, quando invece sembra che quasi nulla abbia serie conseguenze. Certamente, si tratta di Digimon e non di un prodotto pensato per adulti, ma comunque lo avrei apprezzato.
Infine, i viaggi nel tempo rendono la storia più complicata da seguire.
I due mondi.
Chiaramente, il mondo reale è il dominio degli umani, mentre il mondo digitale è quello dei Digimon.
In entrambi sono presenti missioni secondarie, avversari da sfidare a carte, negozi, e oggetti da raccogliere.
I caricamenti, però, sono una vera piaga: nonostante siano veloci, sono anche piuttosto frequenti.
È presente anche un sistema di “fast-travel“, seppur limitato, ma può essere utilizzato solamente parlando con dei Digimon particolari, invece che da una comoda mappa del mondo.
· Il mondo reale:

L’esplorazione del mondo reale è limitata a Tokyo, in particolare a Shinjuku e Akihabara.
In realtà trovo che ci siano comunque moltissime aree e sia abbastanza facile perdersi, a causa della mancanza di una mappa del mondo che possa indicare le possibili uscite da ogni area.
La quantità di aree è elevata, ma nella maggior parte di esse non c’è realmente nulla da fare; servono esclusivamente a migliorare l’immersione.
Anzi, certe aree sembrano esistere solo per allungare artificialmente alcune missioni.
Non ci sono veri e propri labirinti da esplorare, oltre alle fogne, il che è un peccato… anche se comprensibile.
Nel complesso, questa versione di Tokyo è totalmente dimenticabile, una volta conclusa la propria partita.
· Il mondo digitale:

Il mondo digitale è incredibilmente più vasto e variegato del mondo reale, con regioni basate soprattutto sugli elementi naturali, e una città centrale che funge da hub.
Si tratta di un mondo popolato da Digimon di ogni tipo, sia amichevoli che ostili, tra cui i cosiddetti Titani che dovrai affrontare per proseguire nella trama.
Se ti piacciono molto i Digimon, questo gioco fa decisamente per te.
Quasi ogni area offre percorsi alternativi per ottenere oggetti o scoprire segreti, incentivando l’esplorazione.
Alcune zone risultano meno divertenti da esplorare di altre, ad esempio a causa dei teletrasporti nominati in precedenza, ma contribuiscono tutte ad arricchire l’esperienza complessiva.
Gameplay.

Le missioni della storia principale consistono principalmente nel raggiungere un luogo, fare conoscenza dei Digimon che lo inabitano, e sconfiggere i nemici che minacciano la pace di quel territorio.
A volte si è accompagnati da un Digimon ospite, che rende le battaglie più facili, ma è fondamentale assicurarsi di avere dei propri Digimon di un livello adeguato per affrontare i nemici.
Per ottenere un Digimon, è prima necessario affrontarlo in combattimento, spesso numerose volte.
Quando l’indicatore nel menu “Conversione” sarà uguale o superiore al 100%, potrai aggiungerlo alla tua squadra. Penso che questo sistema, già presente nei giochi precedenti, funzioni abbastanza bene, anche grazie al fatto che non ci sia nessun “elemento casuale”.
Per farlo salire di livello e aumentare le sue statistiche, come nella maggior parte dei giochi di ruolo a turni, sarà necessario invece sconfiggere altri nemici. Fortunatamente, non è necessario allenare i Digimon uno per uno: bensì, squadra e riserve riceveranno automaticamente punti esperienza indipendentemente dalla loro presenza nei combattimenti.
Infine, è anche possibile farli allenare nella Digifattoria, accessibile dalla Sala dell’Intermezzo, mentre ci si occupa di altro. Non ho fatto uso di quest’ultima, ma è anche possibile migliorarne l’efficacia tramite oggetti.
Personalmente, non cerco sfide nei videogiochi, quindi ho scelto di iniziare la mia avventura con la difficoltà Storia. Tuttavia, a un certo punto ho iniziato a trovare il grinding ripetitivo e poco gratificante, al punto da dover acquistare un DLC a pagamento, che permette di ottenere facilmente risorse, soldi e punti esperienza, per proseguire senza dover dedicare troppo tempo ad allenare i miei Digimon.
Purtroppo, il prezzo di listino di quest’ultimo, nonostante aggiunga esclusivamente tre aree microscopiche per facilitare il grinding, ammonta a 8€, che trovo assurdo.

Completando missioni principali e secondarie, si otterranno dei Punti Anomalia, utilizzabili per migliorare le proprie Abilità Agente. Queste abilità permettono di sbloccare nuove Arti Incrociate da utilizzare in combattimento, e di potenziare i propri Digimon.
Spendendo i Punti Anomalia è inoltre possibile aumentare il proprio Grado Agente, sbloccando così nuove Digivoluzioni.
I requisiti per Digivolvere variano in base al caso, ma sono principalmente legati alle statistiche o alla personalità del Digimon, oltre al Grado Agente precedentemente menzionato.
In questo gioco è possibile ottenere più di 450 Digimon, con un totale di 900 slot a propria disposizione.
Far evolvere i propri mostriciattoli è sempre divertente (e magico, quando non si conosce il risultato), soprattutto perché se il risultato non soddisfa, è possibile farli regredire al loro stadio precedente tramite la Diginvoluzione.
Diversi giocatori finiranno, quasi sicuramente, ad avere squadre del tutto diverse.
Questo anche grazie alla possibilità di equipaggiare i Digimon con oggetti, e insegnare loro abilità che normalmente non apprenderebbero.

Ci sono davvero molte missioni secondarie, che è possibile sbloccare avanzando nella storia principale.
A volte completarle porta a una ricompensa utile, ma il motivo principale per farlo sono i Punti Anomalia.
Alcune di esse sono interessanti, ma la maggior parte sono ripetitive: un Digimon ti chiede un oggetto, c’è un nemico che devi sconfiggere, infine torni dal Digimon con l’oggetto richiesto.
Fortunatamente, ne vengono sbloccate poche per volta, così da poter alternare storia principale e missioni secondarie senza che una delle due risulti troppo pesante.
Grazie al Season Pass, verranno introdotte anche missioni tramite DLC, ma ho giocato solamente a quelle presenti nel gioco base.
Il sistema di combattimento.

Ogni Digimon ha dei “PF” e dei “PS“: nonostante siamo abituati al contrario, i punti vita corrispondono ai “PF“, mentre i “PS” vengono consumati per utilizzare le abilità. Per vincere uno scontro è necessario azzerare i “PF” di tutti i nemici, prima che loro facciano lo stesso contro di te.
Durante il proprio turno è possibile scegliere tra cinque opzioni: Attacco, Abilità, Cambio, Oggetti e Parata.
- L’opzione attacco non consuma PF, ma sarà quasi sicuramente meno potente di un’abilità;
- Il menu delle abilità permette di scegliere tra quelle imparate naturalmente dal Digimon, e quelle apprese tramite equipaggiamento.
Quando si utilizzano le abilità, è bene considerare sia gli Attributi (Virus, Dati, Vaccino…) sia gli Elementi (Fuoco, Acqua, Natura, Elettricità…) del proprio Digimon e del nemico, perché determinano l’efficacia dei propri attacchi; - Il cambio permette di scambiare il Digimon attuale con uno in riserva, senza perdere il turno;
- Gli oggetti possono essere utilizzati liberamente: non è possibile utilizzarne due di fila, ma nemmeno quest’azione consuma il turno;
- Infine, la parata è la classica opzione difensiva che riduce i danni subiti nel turno successivo.
Con l’avanzare dello scontro, può sbloccarsi anche una sesta opzione: quella delle Arti X, ossia le Arti Incrociate.
Si tratta di abilità speciali ottenibili dal menu delle Abilità Agente, in grado di ribaltare completamente lo scontro. Purtroppo è possibile equipaggiarne solo una per volta, ma averle tutte a disposizione rimuoverebbe qualunque senso di sfida.
Ovviamente, sono presenti anche le opzioni per analizzare il nemico, e per fuggire dallo scontro.
Gli scontri sono davvero divertenti, e qualora dovessero risultare troppo lenti, è possibile velocizzarli fino a 5x.
Le relazioni tra tipi e attributi non sono facili da imparare, ma in genere i nemici hanno sempre più di un punto debole.
Nel mio caso, giocando in difficoltà Storia, non ho riscontrato particolari ostacoli: i nemici risultavano sempre affrontabili, anche con una progressione molto lenta, a tratti.
Una volta completato il gioco, diventa possibile iniziare una nuova partita (il “New Game+“) in difficoltà Mega o Mega+, pensate per soddisfare i giocatori più strategici. Ho provato quest’ultima, spinta dalla curiosità, e personalmente l’ho trovata subito infernale, persino con dei Digimon fortissimi ereditati dalla partita precedente.
Verdetto.

Digimon Story: Time Stranger è un ottimo gioco di Digimon, che nonostante tutto riesce a divertire fino alla fine.
Link utili:
- Acquista Digimon Story: Time Stranger su Xbox Series X|S;
- Acquista Digimon Story: Time Stranger su PS5;
- Acquista Digimon Story: Time Stranger su PC (Steam);
- Tutte le recensioni.
È possibile supportare VolcaEM tramite una donazione di 2€, oppure abbonandosi, alla sua pagina Ko-Fi.
Non perderti nulla: segui VolcaEM su tutti i suoi profili social!
